Sipari
di Abissi (y la Luna)
Icaro, una barca y la luna.
Anima o materia, essere o divenire? Nessun dilemma o tutti i dubbi
del mondo. Il concetto essenziale è il passaggio, è
l'esistere per poter continuare, è il ricercare continuamente
nuove soluzioni che, attraverso un recupero del sogno e del mito,
devono portarlo a veleggiare in un futuro che, spesso, è
già passato.
Quella di Giulio Greco può essere definita "pittura
in movimento" perché è continua ricerca di soluzioni
che possano apparire convincenti. Così affronta, macerando
le sue tele di balla sino a ridurle a frammenti di idee intrisi
di colore, varie soluzioni in attesa di arrivare alla convinzione,
più filosofica che estetica, di essere nel giusto. Ma prima
crea, abbandona, ritorna, sempre partendo dalla necessità
di un contatto diretto, quasi uterino con la materia.
Lui i suoi sassi li deve toccare, palpare; ha bisogno di assorbirne
gelo o calore. Ed è così per ogni materiale che utilizza:
deve entrare a far parte del suo cosmo personale prima di finire
sulla tela o come tela.
Come un archeologo, che cerca i cocci che raccontano una o mille
vite, Greco scava nei suoi sogni, ma anche nei suoi incubi e poi
li ricompone come quei caleidoscopi che divertivano i bambini di
tanti anni fa, quelli che sapevano stupirsi di un universo multicolore
e sempre cangiante fatto di vetri colorati.
Icaro o l'anima. Per sfidare le leggi della natura, raggiungere
il sole, purificarsi, ma anche elevarsi al di sopra della frammentazione
della materia che continua a creare e distruggere. Per una voglia
d'immortalità che pur si sa inesistente.
Una barca o la materia. Per affrontare il mare della vita, ma anche
per farsene cullare o per sentirsi, ogni tanto, finalmente solo
con se stesso. Per avere in dono la forza di trovare il proprio
cammino e di lasciare un graffio, sia pur minimo ma riconoscibile,
sulla tavola della grande e a volte assurda abbuffata dell'arte
umana.
Y la luna. L'antica paura, il sogno, il passaggio oltre Icaro e
la barca, oltre il tempo che tutto sbianca e corrode, oltre il nulla.
Alberto
Gavazzeni,
Sipari
di Abissi (y la Luna), primavera-estate 2001
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