Testo Critico di Alberto Gavazzeni
   


Sipari di Abissi (y la Luna)

Icaro, una barca y la luna.
Anima o materia, essere o divenire? Nessun dilemma o tutti i dubbi del mondo. Il concetto essenziale è il passaggio, è l'esistere per poter continuare, è il ricercare continuamente nuove soluzioni che, attraverso un recupero del sogno e del mito, devono portarlo a veleggiare in un futuro che, spesso, è già passato.
Quella di Giulio Greco può essere definita "pittura in movimento" perché è continua ricerca di soluzioni che possano apparire convincenti. Così affronta, macerando le sue tele di balla sino a ridurle a frammenti di idee intrisi di colore, varie soluzioni in attesa di arrivare alla convinzione, più filosofica che estetica, di essere nel giusto. Ma prima crea, abbandona, ritorna, sempre partendo dalla necessità di un contatto diretto, quasi uterino con la materia.
Lui i suoi sassi li deve toccare, palpare; ha bisogno di assorbirne gelo o calore. Ed è così per ogni materiale che utilizza: deve entrare a far parte del suo cosmo personale prima di finire sulla tela o come tela.
Come un archeologo, che cerca i cocci che raccontano una o mille vite, Greco scava nei suoi sogni, ma anche nei suoi incubi e poi li ricompone come quei caleidoscopi che divertivano i bambini di tanti anni fa, quelli che sapevano stupirsi di un universo multicolore e sempre cangiante fatto di vetri colorati.
Icaro o l'anima. Per sfidare le leggi della natura, raggiungere il sole, purificarsi, ma anche elevarsi al di sopra della frammentazione della materia che continua a creare e distruggere. Per una voglia d'immortalità che pur si sa inesistente.
Una barca o la materia. Per affrontare il mare della vita, ma anche per farsene cullare o per sentirsi, ogni tanto, finalmente solo con se stesso. Per avere in dono la forza di trovare il proprio cammino e di lasciare un graffio, sia pur minimo ma riconoscibile, sulla tavola della grande e a volte assurda abbuffata dell'arte umana.
Y la luna. L'antica paura, il sogno, il passaggio oltre Icaro e la barca, oltre il tempo che tutto sbianca e corrode, oltre il nulla.

Alberto Gavazzeni,
Sipari di Abissi (y la Luna), primavera-estate 2001