giulio greco  
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# TESTI CRITICI
 

"[...] Il suo Studio è un po' magico, un po' luogo di misteriose alchimie, terra di un sud barocco e stracolmo di oggetti, dei segni di antichissime civiltà, ma anche degli inquietanti reliquiari pieni di centinaia di popolari ex-voto. [...]"
(Andrea Mancini, 1992)

"[...] Così i cieli sbranati dai vuoti improvvisi e le lune annebbiate della bruma sintetica, lasciano il posto ad oggetti concreti, riconoscibili e noti, rimpiccioliti o ingigantiti, e che comunicano tra loro vivendo rapporti amorosi, sciogliendosi e dilatandosi per raggiungere l'oggetto desiderato. [...]"
(Ilaria Mariotti, 1992)

"[...] Sono, i colori di Greco, trapuntati di accadimenti minimi, come brividi narrativi: ma in sé come veroniche d'un carattere disagiato, spossato, stremato a volte: ma capace ancora di grazie, d'una garbatezza scontrosa sotto cui si nasconde l'incanto, il margine d'una stucchevole fantasia, la voglia d'una affabulazione possibile. [...]"
(Flaminio Gualdoni, 1993)


"[...] Un mondo incantato, formato dalle piccole-grandi cose della Natura, come le foglie, le onde del mare, i fiori, gli uccelli, i pesci, la sabbia, i raggi di sole, la luna. Greco dipinge, modella, annoda, spezza, incide, taglia, brucia, ricuce, alla ricerca inesausta della "luce" dell'ispirazione. [...]"
(Lucio Scardino, 1994)


"[...] La storia linguistica, tessuta da Greco nel corso di una silenziosa lettura degli eventi artistici più sottili e raffinati, approda qui a esiti di limpida tensione formale. Il materiale che accoglie l'immagine è, naturalmente, povero e nudo: con la trama che scopre i suoi fili, con i margini che scompaiono nel muro. [...]
(Gianni Cavazzini, 1996)
Il testo integrale di Gianni Cavazzini

"[...] La grezza juta è il materiale privilegiato dall'artista. Sulla quale, Greco si muove con leggerezza delicata e sognante, e che per questo diviene un luogo rarefatto, da dove s'avvia il processo per l'ulteriore alchimia della risoluzione immaginativa di uno spunto narrativo minimo. [...]"
(Nicola Micieli, 1998)

"[...] Intuizione ed espressione, in Greco, si legano in un rapporto diretto, immediato, proprio con quelle modalità nelle quali il Croce credeva si dovesse individuare l'essenza della vera arte. [...]"
(Mauro Ricci, 1999)
Testi di Mauro Ricci su Giulio Greco

"[...] Certo, i materiali e i colori adoperati sono altamente sensuali come sempre nelle opere di Greco: ruvida tela da sacchi, fili variopinti cuciti sul fondo dei quadri, colori intensi ma senza lucidità acrilica, colori che non sanno di atelier e di tavolozza sottile, ma che sembrano essere rubati e distillati direttamente da terre vulcaniche, dalla nebbia autunnale, da acque che portano con sé il bluscuro e il grigio delle profondità rocciose dalle quali stanno sorgendo. [...]"
(Ingo Stermann, 1999)
Testi di Ingo Stermann su Giulio Greco

"[...] Quella di Giulio Greco può essere definita "pittura in movimento" perché è continua ricerca di soluzioni che possano apparire convincenti. Così affronta, macerando le sue tele di balla sino a ridurle a frammenti di idee intrisi di colore, varie soluzioni in attesa di arrivare alla convinzione, più filosofica che estetica, di essere nel giusto. Ma prima crea, abbandona, ritorna, sempre partendo dalla necessità di un contatto diretto, quasi uterino con la materia. [...]"
(Alberto Gavazzeni, 2001)
Il Testo di Alberto Gavazzeni su Giulio Greco

"[...] Noi le guardiamo queste "tele"; ne restiamo presi e affascinati. Poi, la mano vorrebbe passarvi e ripassarvi sopra; forse desiderando che i segni, di cui sono ripiene, scaldino e vitalizzino di sé anche il nostro vivere d'oggi; un vivere amaro, disperato e, per ciò che riguarda la "religio", ciecamente strozzato e muto. [...]"
(Giovanni Testori, 1989)

 
 

Giovanni Testori in visita all'Atelier di Giulio Greco, 1989

La poesia di DINO CARLESI dedicata a Giulio Greco e alle sue tele

 

qualche amore si insinua
(a G.G.)

sulla stoffa un graffio
getta un allarme
squilla una rosa per la rivoluzione
i portenti sono scritti
sugli antichi libri

non è facile sbloccare la Storia
ricondurla alla banale successione
degli eventi / con i denti
difendi la tua magia
e quelle guarnigioni del Cilento
che alzavano al vento pavesi di gloria

un rombo rosso
infrange la superficie
il mistero di un ninnolo
riconduce all’eterno
non all’inferno che Testori vagheggia
per non deludere le sue ontologie

per queste vie slabbrate e sanguinanti
qualche amore si insinua

 

Nota: – le sigle nascondono il nome dell’amico Giulio Greco, un pittore che traduce sulle tele – grosse e asimmetriche – un suo fuoco primitivo e autentico.

Dal libro “Destinazione terra” di Dino Carlesi, Forum / Quinta Generazione / Forlì, 1992

 
 
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