| # TESTI CRITICI | |||||||||
"[...] Il suo Studio è un po' magico, un po' luogo di
misteriose alchimie, terra di un sud barocco e stracolmo di oggetti,
dei segni di antichissime civiltà, ma anche degli inquietanti
reliquiari pieni di centinaia di popolari ex-voto. [...]" "[...]
Così i cieli sbranati dai vuoti improvvisi e le lune annebbiate
della bruma sintetica, lasciano il posto ad oggetti concreti, riconoscibili
e noti, rimpiccioliti o ingigantiti, e che comunicano tra loro vivendo
rapporti amorosi, sciogliendosi e dilatandosi per raggiungere l'oggetto
desiderato. [...]" "[...]
Sono, i colori di Greco, trapuntati di accadimenti minimi, come
brividi narrativi: ma in sé come veroniche d'un carattere
disagiato, spossato, stremato a volte: ma capace ancora di grazie,
d'una garbatezza scontrosa sotto cui si nasconde l'incanto, il margine
d'una stucchevole fantasia, la voglia d'una affabulazione possibile.
[...]"
"[...]
La grezza juta è il materiale privilegiato dall'artista.
Sulla quale, Greco si muove con leggerezza delicata e sognante,
e che per questo diviene un luogo rarefatto, da dove s'avvia il
processo per l'ulteriore alchimia della risoluzione immaginativa
di uno spunto narrativo minimo. [...]" "[...]
Intuizione ed espressione, in Greco, si legano in un rapporto diretto,
immediato, proprio con quelle modalità nelle quali il Croce
credeva si dovesse individuare l'essenza della vera arte. [...]" "[...]
Certo, i materiali e i colori adoperati sono altamente sensuali
come sempre nelle opere di Greco: ruvida tela da sacchi, fili variopinti
cuciti sul fondo dei quadri, colori intensi ma senza lucidità
acrilica, colori che non sanno di atelier e di tavolozza sottile,
ma che sembrano essere rubati e distillati direttamente da terre
vulcaniche, dalla nebbia autunnale, da acque che portano con sé
il bluscuro e il grigio delle profondità rocciose dalle quali
stanno sorgendo. [...]" "[...]
Quella di Giulio Greco può essere definita "pittura
in movimento" perché è continua ricerca di soluzioni
che possano apparire convincenti. Così affronta, macerando
le sue tele di balla sino a ridurle a frammenti di idee intrisi
di colore, varie soluzioni in attesa di arrivare alla convinzione,
più filosofica che estetica, di essere nel giusto. Ma prima
crea, abbandona, ritorna, sempre partendo dalla necessità
di un contatto diretto, quasi uterino con la materia. [...]" "[...]
Noi le guardiamo queste "tele"; ne restiamo presi e affascinati.
Poi, la mano vorrebbe passarvi e ripassarvi sopra; forse desiderando
che i segni, di cui sono ripiene, scaldino e vitalizzino di sé
anche il nostro vivere d'oggi; un vivere amaro, disperato e, per
ciò che riguarda la "religio", ciecamente strozzato
e muto. [...]" |
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Giovanni Testori in visita all'Atelier di Giulio Greco, 1989 La poesia di DINO CARLESI dedicata a Giulio Greco e alle sue tele |
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qualche
amore si insinua non
è facile sbloccare la Storia un
rombo rosso per
queste vie slabbrate e sanguinanti |
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Nota: – le sigle nascondono il nome dell’amico Giulio Greco, un pittore che traduce sulle tele – grosse e asimmetriche – un suo fuoco primitivo e autentico. Dal libro “Destinazione terra” di Dino Carlesi, Forum / Quinta Generazione / Forlì, 1992 |
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